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"I Grandi Ideali Rendono Liberi. - Mario Bovenzi -"

 

"BERLUSCONI e gossip": cari politici ma fateci il piacere, accendete il confronto politico sui problemi del Paese. Non state lì per fare le civettuole...
Scritto da LISA MINERVA, 17-07-2009 13:10
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 I  politici, specie quelli del Mezzogiorno,   invece  del gossip sul “povero” Presidente Berlusconi, dovrebbero pensare al confronto politico. 

E' pur vero che a me Berlusconi è  normalmente  simpatico, quindi che io possa anche peccare di prendere le Sue difese.  Ma ciò non toglie che i politici ai quali  il Presidente non è simpatico debbano comunque essere più seri e accendersi in materia di scelte politiche e non certo di gossip, peggio ancora su faccende familiari personali, sicuramente dolorose.  A me personalmente questi politici che dovrebbero difenderci o farci progredire e invece si mettono a marciare col gossip sul Presidente, mi fanno cadere le braccia.

Ma stateve a' casa!!!

Dovrebbero  accendersi, per esempio,  sullo scenario del federalismo fiscale. Ossia intorno al riordino dei meccanismi finanziari che si sta effettuando inerenti i rapporti tra Stato, Regioni e autonomie locali. Nell'ambito di quel federalismo fiscale che, alla luce della modifica del titolo V° della Costituzione, dovrebbe fornire una ulteriore trasformazione del nostro ordinamento repubblicano in senso – a dir loro - compiutamente federalista.

La sforzata propaganda volta a chiarire il significato e l'impatto di tale riforma, in effetti non l'ha fatto. In una buona parte dell'opinione pubblica e dei cittadini “italiani” si è generato il forte sospetto che nell'affannosa ricerca del federalismo sotto la pressione leghista nonché nei geroglifici delle formule tecniche si nasconda un altro buon affare per la classe del potere politico e non di meno il pericolo di una sciabolata feroce all'identità ed alla coesione nazionale.
Per esempio, il sindaco di Capo d'Orlando, qualche tempo fa, ritenne a modo suo di partecipare al federalismo provvedendo a togliere l'intestazione di una piazza a Giuseppe Garibaldi, uomo simbolo del Risorgimento italiano. Garibaldi, declassato da eroe dei due mondi a pubblico malfattore. Sembrerebbe che le colpe sono dell'unità nazionale italiana a cui Giuseppe Garibaldi contribuì combattendo, da valoroso quale egli era, e per ciò che egli stesso definiva il suo sogno: una Italia unita e forte, una Italia degli italiani. Sono sue le colpe di quel qualcosa che non ha funzionato? Oppure fu anch'egli vittima, usato solo per la sua bravura militare, facendo leva proprio sul suo sogno di unità?

Dopo l'unità militare, l'Italia fu amministrata dai poteri politici non certo da Garibaldi. Ma ognuno intende il federalismo e l'autonomia a modo suo. Dopo l'unità d'Italia, per oltre cinquant'anni non fu costruita una sola scuola al meridione. I soldi servivano per rendere più moderni il Piemonte e la Lombardia. Per trasformare a livello europeo ed arricchire solo una parte ben precisa del Paese. Ovviamente coi soldi nostri. Allora, caro Bossi?

Mi domando quale sia l'elemento stabile del federalismo fiscale in grado di produrre l'effetto di chiarificazione e rasserenazione sulle prospettive più generali che il Paese si troverà a vivere, ad affrontare. Un altro martirio per tanta gente ed un affare per il potere politico? Un nuovo feudalesimo?

Sulla spinta della polemica leghista, tutti si scoprono fautori di una qualche prospettiva federalista in nome del presunto superamento di quel male antico che si esprime storicamente nel centralismo statale. Ma una cosa è il federalismo in cui vedo dominare una pericolosa presunta omogeneità di proposte e soluzioni. Altra cosa è la difesa e la valorizzazione delle autonomie locali, da dove non può venire nessuna minaccia all'integrità nazionale. Anzi ne deriva una forza maggiore di integrità e stabilità. L'Italia può vivere e respirare soltanto in un contesto nel quale la ricchezza delle diversità dei nostri territori si rifletta e si compenetri in un assetto costituzionale rappresentativo e garante dello sviluppo e dell'unità dell'intero Paese.

Io vedo presentarsi un inevitabile conflitto di natura culturale e politico, dove dominano i tatticismi di potere sulle esigenze e sul futuro del Paese. Patti scellerati che imperano sul capo del Meridione d'Italia come una ghigliottina.

Una morsa per gli interessi di una parte di gente in un piccolo territorio del Nord sempre più ricco, più sordo, più ingordo ed egoista.
Una lacerazione attraverso una sempre più ambigua soluzione federalista a scapito dell'unità nazionale, dell'Italia unita?
Sicuramente un massacro sociale, economico e fin anche informativo appoggiato o sottaciuto dai nostri parlamentari. Da destra a sinistra, a secondo del proprio turno, ogni volta hanno fatto a gara nel colpire mortalmente la Terra che li aveva eletti. Perché? Parlamentari eletti dalla nostra Terra, che allegramente banchettano sul cadavere caldo del Mezzogiorno e si assicurano prebende e benefici, liste bloccate e percentuali di sbarramento per star più sicuri di essere sempre loro a stare lì per la nuova scorpacciata. Alla faccia del nostro disastro e dell'unità nazionale. Per non cadere nell'ansiosa rincorsa federale che viene propagandata come il nuovo ma, nostro malgrado, può rivelarsi un modello instabile e controverso, il bivio è: continuare su un'ambigua soluzione federalista oppure un progetto più serio, più profondo, più equo, più giusto e più europeista, che abbia al centro l'Italia unita e il vero benessere nel Paese.
No Nord, no Sud, si Italia.

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