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"I Grandi Ideali Rendono Liberi. - Mario Bovenzi -"

 

RISANAMENTO ITALIANO, VIVERE DI RENDITA O ANDARE VIA DALL'ITALIA
Scritto da MARIO BOVENZI, 25-07-2012 00:26
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VIVIAMO DI RENDITA

Chi invece avrà lungimiranza e coraggio prenderà il primo aereo e andrà altrove a costruirsi un nuovo percorso di vita.

www.eugeniobenetazzo.com


Premetto che per questo articolo devo ringraziare L.C. che a Malta di fronte a un aperitivo dissetante mi ha fornito lo spunto per scrivere questo mio nuovo redazionale: siamo in piena estate e ancora in piena crisi del debito sovrano europeo. Le autorità sovranazionali con un tempismo machiavellico guardano al nostro paese e si accorgono che oltre alla mole del debito pubblico vi è anche un lento e progressivo sfacelo e disintegrazione del potenziale economico italiano. Mentre la maggioranza degli italiani è in vacanza o è in procinto di partire, cercando di dimenticare la propria indignazione per quanto sta accadendo, passeggiando su qualche lungomare ingolfato di venditori extracomunitari, la classe politica italiana, o meglio quel poco che ne rimane, adesso inizia a proporre fantomatiche operazioni faraoniche o vessatorie nel tentativo di far rientrare il debito pubblico italiano di almeno qualche decina di punti percentuali in breve tempo. Emerge la proposta di un grande piano di dismissioni immobiliari a carico del patrimonio statale e demaniale, creando quindi le premesse per stroncare definitivamente il già moribondo mercato immobiliare italiano.

 
Oltre a questo si paventano super patrimoniali, riduzione degli enti locali, accorpamenti amministrativi e privatizzazione di servizi pubblici (in netto contrasto con il plebiscito del referendum di aprile 2011): la medicina che si vuole far ingerire all'Italia ricorda molto quella adottata dalla Thatcher durante il suo secondo mandato, di profonda ispirazione fridmaniana. In un momento così difficile il Parlamento italiano si ferma per la tanto attesa pausa estiva (in altre nazioni probabilmente farebbero gli straordinari anche il giorno di Ferragosto). I proclami di quello che resta della politica italiana si riassumono in tutti contro tutti e in un basta corale alla spending review e ad altre manovre di austerity. Dalla BCE arrivano sempre con il solito tempismo sospetto moniti ed allarmi sulla tenuta del sistema imprenditoriale della piccola e media impresa, sugli aumenti senza controllo delle sofferenze bancarie e sul solito rischio di contagio finanziario proveniente dalla Spagna. L'immobilismo politico europeo ormai sta facendo storia, sembra proprio che si stia aspettando il divampare di un incendio prima di intervenire con le pompe ad acqua. Pensate che adesso saremo in balia dei germanesi sino alla metà di settembre aspettando che si esprima la corte costituzionale sul funzionamento dello European Stability Mechanism.

L'estate 2011 si appresta ad essere una delle caldi estati del nuovo decennio, ma anche il 2012 non scherza affatto, riproponendo le paure e i timori di una grande depressione per tutta l'Eurozona negli anni che ci attendono. Di questo infatti si parla poco, soprattutto in Italia, il focus mediatico è incentrato solo alla critica e al commento di questa o quella misura, continuando a ripetere come un mantra quando si uscirà dalla crisi (sempre se si uscirà). In vero un paese come l'Italia che ha vissuto di rendita in questi ultimi vent'anni beneficiando del lavoro e del risparmio di intere generazioni precedenti che hanno potuto contare su un clima economico costantemente in crescita e con un apparato statale molto protettivo ha ben poco da sperare di poter uscire dal tunnel. Le giovani generazioni sono la prova del nove di questa tesi: in Italia non abbiamo avuto fenomeni di protesta sociale al pari degli indignados proprio grazie alla sfera protettiva della welfamily (ovvero gli ammortizzatori economci che ha garantito la famiglia italiana ai suoi figli). Oggi per cambiare il paese in meglio ci vuole come ho avuto modo di ribadire in più occasioni solo un uomo forte al comando, un nuovo Lorenzo il Maginfico contro i poteri forti: nessun partito o coalizione riuscirà a rompere gli schemi protezionistici e conservatori delle centinaia di lobby che controllano il paese.

Chi ha il potere non lo vuole perdere, per nessuna ragione: i recenti episodi di province che chiedono a piccoli comuni di trasferirsi sotto la loro sfera per avere i requisiti territoriali che consentano di mantenere lo status di provincia rappresentano l'ennesima volta il marcio del costume italiano. Il mio orto è mio e non lo tocca neanche mio zio. Recentemente ho proposto l'istituzioni di nuovi strumenti di politica fiscale e monetaria (come la
Health Tax e l'istituzione degli OTIF) con l'intento di fornire soluzioni pratiche di immediate realizzazione; le risposte arrivate hanno questa cantilena: sono proposte troppo audaci, questo è avanguardismo finanziario, non siamo in America, sono soluzioni che richiedono anni prima di poter essere applicate e cosi via. In sintesi non si vuole cambiare, si vuole continuare a vivere di rendita sino a quando sarà posibile. Il futuro pertanto che attende il paese è presto che segnato, chi ha risorse, competenze e denaro in qualche modo sopravviverà, gli altri saranno condannati, chi a lavori mal pagati gestititi dalle nuove mafie (from China e Russia) che stanno lentamente invadendo la nazione, chi invece avrà lungimiranza e coraggio prenderà il primo aereo e andrà altrove a costruirsi un nuovo percorso di vita.



RISANAMENTO ITALIANO

Se volete limitare i danni in questa fase epocale per il nostro paese, evitando di vivere i prossimi anni in piena depressione economica, allora non ci sono tante soluzioni, ma solo una: sospendere la democrazia per qualche anno e affidarci a un regime totalitario, decidete voi se preferite uno di sinistra o uno di destra. Tutto il resto sarà pura perdita di tempo, portando ad un aggravamento ulteriormente delle condizioni di salute della nazione. MI rendo conto che questa affermazione scatenerà l'ira e il disprezzo di molti lettori e supporter, ma se vuoi fare del bene, a volte devi iniziare facendo del male. Non che sia sia entusiasta di questa soluzione, ma l'operazione che mi sento di battezzare Risanamento Italiano (se effettivamente venisse realizzata) potrebbe gettare le basi per una lenta guarigione del nostro paese. Le rincuoranti affermazioni di BCE sulla sostenibilità dell'Euro fanno presagire proprio al peggio, forse adesso dopo il voto greco e l'incendio in corso in Spagna ci si rende conto che non si potrà continuare a nascondere la verità: qualcuno dovrà fallire e dichiarare bancarotta, non so se sarà la Spagna, la Grecia, o la Germania per voce della sua tanto desiderata creatura, l'euro.
Con un Italia che ha perso oltre 500 mila posti di lavoro in pochi anni causa fallimenti per inasprirsi della concorrenza con l'Oriente e delocalizzazioni per sfuggire alla aberrante pressione fiscale, il Risanamento Italiano deve ricorrere inesorabilmente a licenziamenti di massa nel settore della pubblica amministrazione, obbligando chi viene “graziato dalla fase dei tagli” a contribuire con ammortizzatori privati chi ha perso il posto di lavoro. Sostanzialmente una parte dello stipendio di chi continua a lavorare deve supportare chi ha perduto il posto di lavoro, evitando di scaricare sulla collettività l'onere sociale. Le banche dovranno essere obbligate a congelare le posizioni di debito senza aggravio di interessi sino a quando non si verificherà un nuovo insediamento nel settore privato. Gli organi costituzionali dovranno essere congelati, privilegi, compensi e rendite revocati completamente anche retroattivamente. L'IRAP sostituita con la Health Tax (come già precedentemente descritto). A questo punto potrebbero sussistere le condizioni per un abbassamento repentino della pressione fiscale complessiva per tutti i contribuenti, soprattutto le piccole e medie imprese, con una stima di oltre i 15 punti percentuali.

In parallelo dovranno essere adottati gli OTIF (Obbligazioni del Tesoro con Incentivo Fiscale) con lo scopo di ricomperare velocemente almeno il debito estero e sottrarlo al pagamento di interessi per oltre il 5%. La prostituzione dovrà essere istituita, normata e tassata, generando un gettito annuo stimato tra i 20 e 25 miliardi di euro (l'IMU ne genera meno di 20). Le partecipazioni nelle banche italiane detenute dalle fondazioni bancarie dovranno essere commissariate e gestite in ottica di regia nazionale dal Ministero dell'Economia per supportare il finanziamento delle piccole e medie imprese. Chi governerà autoritariamente il paese inoltre dovrà porre delle severe restrizioni a tutta la merce in entrata proveniente dall'Oriente, non istituendo dazi doganali, ma requisiti e attestati di qualità (questo è l'unico modo per ovviare al dictat del WTO). Gli enti locali (comuni, province e regioni) saranno soggetti coattivamente agli accorpamenti amministrativi in piena sinergia con il piano di snellimento dell'apparato statale. I flussi di immigrazione provenienti dai confini extracomunitari saranno obbligati a soddisfare per il visto di ingresso il requisito della sponsorizzazione aziendale ovvero la richiesta specifica di esigere il lavoratore in virtù della sua professionalità e competenza (al pari di Australia e Svizzera).

 
Chi decide di insediarsi in Italia o aprire uno stabilimento di produzione godrà di consistenti benefici fiscali: come il concordato fiscale (stabilire in anticipo il carico fiscale complessivo) o la fruibilità di rapporti di lavoro dipendente desindacalizzati. Per la multinazionali che si volessero insediare nelle regioni del mezzogiorno sarà ipotizzabile anche la totale sospensione delle imposte dirette per un decennio. La presunzione oggettiva dell'Agenzia delle Entrate verrebbe destituita e in conseguenza anche il modus operandi di Equitalia. Con queste innovazioni o sconvolgimenti epocali si potrebbe in poco tempo rimettere in moto la macchina Italia, ricreando le condizioni per una migliore vivibilità e per una ripresa dell'occupazione, in tutti gli altri casi non faremmo altro che assistere ad una lenta moria prima industriale e poi sociale. Capite anche Voi che con una frammentazione politica e partitica che ci contraddistingue, solo con un regime autoritario sarebbe possibile implementare quanto fin qui rappresentato. Mi auguro che il futuro primo ministro italiano abbia un consenso tale da poter agire tempestivamente al pari di un dittatore totalitario e nell'interesse di quasi tutti. In caso contrario, preparatevi a vedere in Italia le scene di guerriglia civile che avete visto sino ad oggi in Grecia e a perdere gran parte dei risparmi che avete sino ad oggi accantonato.






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