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Ribellione contro la retorica nordista, vera patologia nazionale.
Scritto da SERGIO SANTILLO, 24-01-2009 00:10
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 Questo governo sta decidendo di tagliare completamente il Mezzogiorno d’Italia fuori dalle scelte fondamentali del futuro. Invochiamo la ribellione contro questa retorica nordista che corrode la politica e che sta diventando una sorta di patologia nazionale.

C’è un partito del Nord che ha qualche adepto anche al Sud. C’è un partito del Nord fatto di chiacchieroni del nulla. C’è un partito del Nord quando si considera normale che gli ammortizzatori sociali per il Nord vengano finanziati con i fondi Fas che sono i fondi per il Mezzogiorno d’Italia.
 

C’è un partito del Nord che si immagina il Sud solo raccontato come una immensa Gomorra: tutto il male c’è al Sud, tutto il bene sta al Nord.

Da Meridionalisti convinti rivendichiamo la porzione di Sud, la gran parte dell’Italia Meridionale, che è capace di mettere in piedi grandi cose, di costruire distretti tecnologici dell’innovazione, di produrre beni all’avanguardia ed altro, che è capace di investire sul futuro delle giovani generazioni: rivendichiamo questo Mezzogiorno d’Italia.

Noi non siamo il Mezzogiorno di una spesa improduttiva o parassitaria, ma è il Mezzogiorno che sceglie la qualità.

Questo Mezzogiorno ha il diritto di partecipare alle grandi scelte nazionali. Oggi però c’è una Roma nordista e c’è un Sud alla deriva.

Pensiamo fortemente che il Sud deve imparare a fare sistema, non per fare i leghisti del Sud, ma per porre un problema sullo sviluppo della nazione.

L’Italia contro il Sud non va da nessuna parte: questa per lo meno è la responsabilità che come Meridionalisti Europei noi ci vogliamo prendere.

I tempi della burocrazia, delle lungaggini, sono incompatibili con i tempi della crisi. In una breve stagione si gioca la vita e la morte di un’impresa, di un’azienda e di tanti posti di lavoro.

Abbiamo una mole straordinaria di interventi da attuare su tutti i fronti
 

C’è stata una scelta del ministro Tremonti che ha determinato un irrigidimento del sistema bancario, che ha congelato l’80% delle risorse nelle tesorerie: abbiamo bisogno che si sblocchi subito questa situazione incredibile.

Non soltanto stiamo mettendo a disposizione cifre importanti per diversi fondi di garanzia che possano facilitare l’accesso al credito, ma stiamo operando per responsabilizzare il sistema del credito locale, perché possa assumere in prima persona, diciamo così, l’orizzonte di un sistema che in tutte le sue parti si fa carico di problemi della crisi.

Ma, al momento, le banche non aprono la cassaforte perché c’è questo decreto Tremonti che le ha bloccate.

In Italia c’è un partito del Nord, fatto di poteri forti, trasversale agli schieramenti politici, che vuole condannare a morte il Mezzogiorno. Non è una lamentazione sudista. C’è una logica politica di estromissione del Mezzogiorno d’Italia dalle grandi scelte che riguardano la lotta contro la crisi e il futuro dello sviluppo del nostro Paese.

Siamo di fronte all’idea che il Sud è una palla al piede, che è il punto del degrado della storia italiana.

Noi non vogliamo fare i leghisti del Sud. Infatti non ci chiamiamo Lega del Sud e, a differenza di tutti gli altri movimenti o partiti del Sud, per noi il rispetto dei diritti di ogni italiano, della Costituzione e dell'unità nazionale è base statutaria.

Noi siamo “Meridionalisti” puri. Ed essere Meridionali-Meridionalisti per noi va oltre i confini regionali geografici.

Ma vogliamo chiedere a tutte le forze politiche, e ci domandiamo se siamo di fronte alla supina accettazione della spina della cd. questione meridionale in quanto è cominciata non solo una questione settentrionale ma addirittura una egemonia della narrazione settentrionalista, o nordista, che a noi toglie l’ossigeno.
 

E la cosa peggiore che si possa fare, é pensare di contrapporci specularmente, con la stessa logica di rivendicazione parziale, il nostro territorio come un altro territorio: la questione meridionale non è mai stata la questione delle rivendicazioni corporative di pezzi di territorio.
 

La questione meridionale è sempre stato il problema della qualità dello sviluppo del Paese, è stato sempre il tema dell’unificazione, anzi la questione meridionale è stata l’idea dell’Europa a partire dal Mediterraneo, la questione settentrionale è stata un’altra cosa: è stata separazione, secessione, rottura. E noi che andiamo verso il federalismo, con quali gambe andiamo? In quale contesto culturale, civile, prima che politico? Andiamo verso il federalismo avendo dato per scontato il silenzio del Meridione.
Soprattutto il silenzio delle sue immeritate classi dirigenti.
Ora Basta! Noi abbiamo il dovere di ribellarci a questo. Lo deve fare il mondo dell’impresa, lo deve fare il mondo del lavoro, lo deve fare il mondo della cultura: non nel nome di un meridionalismo plebeo e piagnone, nel nome di un altro Meridione, di un altro Mediterraneo, di un’altra Europa che sono gli antipodi a tutti gli ingredienti di follia ideologica che hanno portato il mondo e l’Europa sull’orlo della catastrofe economica e finanziaria.

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